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Psicologia e Lingua dei Segni

Psicologia e Lingua dei Segni

La sordità non è solamente un deficit sensoriale, ma diverse sono le emozioni e sensazioni che un bambino sordo dovrà affrontare nel corso della vita. Dalla scoperta delle sue “differenze” all’accettazione di se stesso in corrispondenza ai suoi pari, sia nell’ambiente scolastico ma anche in quello familiare.

Quando nasce un bambino sordo i sentimenti di angoscia, impotenza ma anche rabbia e frustrazione possono pervadere il clima familiare modificandone negativamente gli equilibri. Il deficit del nascituro viene spesso percepito dalla famiglia come insormontabile e ostacolo per il suo futuro.

Ecco perché diviene indispensabile un supporto emotivo alla coppia e successivamente anche al bambino, per ristabilire gli equilibri familiari e fornire le chiavi d’accesso affinchè si possa accettare la “diversità”.

Purtroppo nonostante le famiglie creino intorno al bambino un supporto stabile al quale aggrapparsi è la società a creare profondi scompensi che non possono far altro che danneggiare ulteriormente nelle varie fasi di crescita il bambino.

Il continuo sforzo di doversi fare capire dagli altri, miscelato al percorso particolarmente tortuoso per il suo apprendimento , dalla lettura alla scrittura possono creare forti stati di tensione e rabbia nel bambino, che potrebbe tendere ad isolarsi anche  dalla famiglia d’appartenenza.

In adolescenza ogni difficoltà tende ad essere amplificata soprattutto dal punto di vista corporeo, il rischio più grande infatti è che nell’adolescente si fortifichi un’immagine di sé completamente legata all’handicap.

Ecco perché diventa indispensabile che si forniscano le giuste chiavi di lettura, una guida sicura per rielaborare non solo la propria condizione legata alla mancanza dell’udito ma anche la percezione di se stessi nel corpo e negli ambienti con i quali si hanno interazioni, valutazioni che solo tramite percorsi di counseling in LIS è possibile effettuare.

Psicologia  e LIS

La psicologia è strettamente connessa alle difficoltà linguistiche, in quanto sia il punto di vista genetico, fisiologico ed emotivo sono tutti fattori che possono inficiare lo sviluppo del linguaggio arrestandolo o compromettendolo seriamente.

La padronanza linguistica ci permette di sviluppare diverse aree psichiche e cognitive, ecco perché il linguaggio dei segni è la chiave di comunicazione che il bambino poi adulto, ha a disposizione per confrontarsi col mondo e non registrare ulteriori deficit psicologici e cognitivi.

Ogni disturbo ha una diversa causa e ogni bambino ha un proprio sviluppo specifico che determina un’assenza temporanea del linguaggio o permanente, a seconda del deficit e della causa ad esso legata.

La lingua dei segni rappresenta uno strumento di comunicazione importante che non limita la possibilità, in alcuni casi, di un futuro sviluppo del linguaggio vocale, anche grazie all’ausilio di strumenti fonologici e sintattici. Strumento indispensabile ad aiutare a sviluppare nel bambino la discriminazione visiva, la coordinazione motoria ma anche l’attenzione selettiva e la funzione simbolica.

Nei casi in cui ci si trovi di fronte ad un paziente con un linguaggio del tutto assente, la lingua dei segni rappresenta una possibilità comunicativa completa. Potrebbe anche essere la chiave giusta per entrare in contatto con pazienti affetti da autismo, perché i segni sono più iconici mentre le parole sono più arbitrarie.

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